(dal blog Sportech di UltraMirko il racconto della Strongmanrun 2012)
Quando devo scrivere “di corsa”, cioè, non in poco tempo, ma raccontare di una gara, cerco sempre di farlo in modo razionale, perciò lasciando passare qualche “attimo”. Mi reputo un romantico in questo, quindi, le emozioni provate sovrastano, magari troppo, le idee e le frasi razionali che dovrei usare. In questo caso, però, per recuperare lucidità non mi basta aver fatto trascorrere due settimane e una gara di quelle toste (peraltro andata maluccio) dalla fine della trasferta germanica.
Ma partiamo dall’inizio. Un giorno mi arriva una mail dell’amico/collega Manlio Gasparotto della Gazzetta dello Sport. Nella missiva digitale mi chiedeva se volevo partecipare a una gara “podistica” che si sarebbe svolta in Germania nei primi giorni di maggio. Avevo già provato, nel 2011, a infilare il mio nome tra quelli della sua lista per avere uno degli ambiti pettorali di quella corsa, ma le mie bustarelle erano andate perse, così come la mia candidatura, appunto, per la Gasparotto’s List! Quest’anno, invece, il buon Manlio mi inserisce; e non solo nella sua lista, ma nella lista di quelli con la A davanti. Si, ho la fortuna (volevo dire bravura, ma non ci credo nemmeno io) di finire nella squadra A, quella considerata VIP!!!
Ovviamente sto parlando della Fisherman’s Friend Strongmanrun 2012. La regina delle corse (a piedi) a ostacoli dove, goliardia, fatica, ma soprattutto sportività la fanno da padroni. Ed è per questo che è impossibile tenere a freno le emozioni. Tornano a galla, come gli gnocchetti fatti a mano buttati nell’acqua bollente o come la palla di pelle di Apollo, si quella fatta da Apelle, il figlio di Apollo!! Per me, motociclista di lungo corso, trovarmi davanti all’ingresso dello storico Nurburgring, è stata una bella scossa adrenalinica. Scossa preceduta da altre emozioni.
La tappa a Ronco Briantino a casa del “fratello” Manlio dopo aver recuperato gli amici/e di Barletta, (a proposito, ho fatto i conti Manlio, ci conosciamo dal 1999).
Il viaggio in pullman tutti insieme (in Svizzera, i turnisti dell’Autogrill, con l’obolo che gli abbiamo lasciato per le colazioni sono andati in ferie un mese a Honolulu).
E per finire la preparazione pre-gara, dove alcuni di noi hanno trovato lavoro come parcheggiatori/writers in barba alla crisi, mi hanno regalato attimi che non sfioriscono e non spariscono dalla mente.
In un amen, proprio come gli gnocchetti o la palla, riaffiorano e mi fanno nascere un sorriso spontaneamente ebete sul viso.
Certo è, che un capitolo a parte lo meritano il giorno della gara, la festa nel dopo e il viaggio di ritorno. Ma prometto vado con ordine.

CHE TRIP!
Il giovedì sera, preparo la borsa sempre con la consueta fretta. Salgo in macchina per andare all’appuntamento con i “migranti” barlettani, in stazione centrale e vengo assalito dalla solita sensazione di aver lasciato qualche cosa a casa. Inizio la spunta mentale delle cose messe in valigia. La sensazione non cambia… alla fine non ho dimenticato nulla, ma quel pensiero… di dimenticanza, ce l’ho ancora adesso!!!
Recupero tutti e poi via a casa di Manlio per la lunga ora di sonno che ci divide dall’appuntamento con la prima parte del gruppo di Strongrunner e il pullman.
Dopo la sveglia, scendiamo in strada e fatte le dovute presentazioni, inizio a intravedere spiragli di nuove amicizie. Certe cose si “sentono” a pelle, a prima vista. Tipo i colpi di fulmine lui/lei, ma molto più intensi!
Scopro anche, che tutti, si sono dimenticati di oliare le rotelline dei trolley. Quindi arriviamo al pullman con le luci delle case del quartiere che si accendono, come al passaggio della processione del santo patrono di turno (noi di santo, al massimo avevamo qualche bottiglia di Sangiovese nelle borse o, in corpo, dei residui di Sangria della sera prima) e con l’abbaiare dei milioni di cani presenti in zona. Ho saputo che siamo riusciti a svegliare anche i nani da giardino… stanno ancora facendo occupazione/protesta nel salotto di Gasparotto.
Dopo aver deciso se fare i giovani e sederci nei posti in fondo o evitare di star male e occupare i sedili davanti, facciamo la prima tappa alla fermata di Cascina Gobba per recuperare il resto del gruppo, non prima però di aver fatto una sfida alla Gilles Villeneuve vs Renè Arnoux con un camioncino della nettezza urbana: applausi a scena aperta per il nostro autista!
Prima parte del viaggio sonnolenta. Chi con la musica nelle orecchie, chi con gli occhiali da sole (alle 4 di mattina!), abbiamo assunto posizioni impensabili anche per i migliori contorsionisti, fino al tanto sospirato “caffè espresso qualità oro puro svizzero”.
Ma non tutti i mali vengon per nuocere. Infatti qui abbiamo scoperto che il famoso detto la spremuta d’arancia bevuta al mattino è oro, è vera. Io, caffè e spremuta, li ho pagati con la carta di credito (mi hanno fatto anche dei problemi perché non avevo l’American Express Gold)!
Proseguiamo, dopo che Manlio da bravo capogruppo ci conta e ci riconta (non voleva depositare nessuno in Svizzera, sia mai che la finanza, poi…) e arriviamo in terra teutonica, pronti per il pranzo.
Stop in autogrill e primo wurstel, di una lunga serie, accompagnato da intrugli vari e seguito dalla condivisione di vini e torte caserecce (molto più sane e buone) portate da alcuni membri della comitiva gazzettiana.
Risaliamo, veniamo ricontati e finalmente, dopo 10 ore di viaggio giungiamo a destinazione. Ad accoglierci, oltre a una splendida giornata autunnale, il pacco gara e le camere.
Dopo aver preso possesso delle nostre stanze, alcuni di noi, calzata la felpa d’ordinanza, fanno un giretto tra gli stand e poi via al primo atto della preparazione.
Io, Andrea, George, Albino, Tito1, Tito2, e Dario, ci chiudiamo nell’unica stanza con terrazzo e diamo vita all’attacco d’arte degno del miglior Muciaccia di Art Attack!! Si sprecano spruzzate di verde e rosso sulle bianche magliette GRC, Gazzetta Runner Club (e non solo su quelle, ma questo è un dettaglio trascurabile). Ed eccole, in un attimo, customizzate e pronte per la Fisherman’s Friend Strongmanrun.
Alcuni riposano, altri fotografano l’impossibile, altri sgranchiscono le gambe con una corsetta e alle 19.30 ci si ritrova tutti nella hall dell’hotel per la cena. Scopriamo che siamo in 45 (Manlio ci riconta) in un locale solo non ci stiamo e quindi ci dividiamo. Chi va di pasta, chi di carne, un giro, due giri, tre e così via accompagnati dalla birra. Ovvio, siamo in Germania.
Prima del ritiro in branda, con Tito2, recuperiamo lo scatolone delle maglie e ci occupiamo della consegna. Un’ottima scusa per ripassare i nomi di tutti. Poi via in camera. Lo start è alle 12 di sabato, ma un buon riposo dopo la notte in pullman ci sta.
THE MUDDY ROAD TO GLORY!
A colazione sto leggero! Pancetta affumicata, marmellate varie, espresso (portato in tazza da litro. Strana concezione dell’espresso italiano) e succo di frutta. Il resto ahimè non potevo mangiarlo causa intolleranze varie!
Un ultimo ritocco al… trucco, e poi tutti giù per la foto di gruppo e il trasferimento alla linea di partenza. Ovviamente la nebbia ogni tanto è accompagnata da qualche scroscio di pioggia, ma noi strong lo siamo già e quindi nulla ci spaventa.
Essere nella selezione A, fa si che possa infilarmi in uno dei box riscaldati per lasciare giù la sacca e rifinire la preparazione. Mi ungo, come un totano fritto, grazie alle creme riscaldanti e protettive di Andrea (saranno salutari durante la gara) e poi salutati i TOPRUNNER della nostra squadra, andiamo in griglia di partenza. Dodicimila persone sono un bel po’! Se parti troppo in coda al gruppo, in attesa di affrontare l’ostacolo fai delle soste degne dei migliori sportelli delle Poste Italiane!
Magicamente, arrivati sul rettilineo di partenza, il GRC si ricompatta come un sol uomo. Mentre il “vocalist” al microfono prosegue con le sue dolci frasi in tedesco, e Manlio cerca inutilmente di ricontarci, noi da sobri italiani ne facciamo di tutti i colori. In risposta al “crucco” mascherato da supereroe, lanciamo per aria il nostro Tito2 vestito da diavolo. Applaudiamo le bionde bellezze che a turno si arrampicano sui muretti dei box per cercare chissachì e cantiamo e saltiamo come nel lontano vittorioso mondiale 2006. Tra dita perse nei più oscuri meandri e pipì fatte sul posto arriviamo allo start (ritardato di mezz’ora perchè non tornavano i conti a Manlio). Fuoco e fiamme e via tutti insieme per mano per i primi metri e le prime foto.

PRIMI METRI E PRIMI OSTACOLI.
Il gruppo si sgrana, io e George, come il miglior Valentino Rossi superiamo molti concorrenti partiti davanti. Poi però, come previsto nel briefing pre-gara, ci areniamo nello stretto passaggio che dal circuito ci porta alla zona camping e al primo vero fango.
Salita, discesa e via dentro i fossati e poi su per la collinetta attaccati alle corde. Ancora un po’ di slancio e via ad asciugarsi nel barbecue.
Dopo esserci affumicati, corriamo in salita e in discesa sui prati che, durante i GP sono invasi di spettatori e arriviamo al facile muro di legno da scavalcare. Corriamo ancora per qualche km e chiacchierando con George dico che me l’aspettavo più dura…
IN MINIERA.
Le ultime parole famose! Arriviamo di slancio alla coda di concorrenti in attesa di affrontare l’ostacolo 4. Il The Black Widow (la vedova nera). 30 metri da fare inginocchiati nella mota. Quasi da claustrofobia se non fosse che sei più concentrato a non infilare il naso nel sedere di quello davanti a te e a non lasciare le tibie sui sassi che affiorano qua e la. Ora insieme a me e George c’è anche Gionata, uno dei 3 eroi di Barletta.
Siamo fuori dal tunnel-l-l-l-l (del divertimento-o-o-o) e siamo circa al km 6. Cerchiamo di toglierci i due cm di fango attaccati alle gambe e alle scarpe e poi ancora salita su fango seguita da quella su asfalto. Al gran premio della montagna troviamo quattro file di balle di paglia da scavalcare. Le tecniche sono diverse. Gionata ci rotola sopra, George fa rivivere la pubblicità dell’olio cuore e io cerco di affrontarle tipo 3000 siepi o forse più come al gran premio ippico di Royal Ascot, dato che sbuffo come un cavallo!
SI TORNA BAMBINI.
Via un po’ di discesa e qui, al grido “Mirko mi sono innamorato, mi sono innamorato”, Gionata si invola all’inseguimento di una biondina mooolto carina. Intanto noi, un bicchiere di sali tanto da togliere il sapore del fango dalla bocca ed eccoci allo scivolone, l’ostacolo più bello. Giù in picchiata tra schizzi di acqua fangosa e urla bambinesche, pronti per affrontare le due barriere di paglia che ci aspettano all’ottavo km. Mentre mi chiedo come affrontarle, davanti agli occhi una mano cala dall’alto, il suo padrone grugnisce un verso, credo in dialetto visigoto, afferra la mia mano e mi tira su. Troppo facile, o son dimagrito di botto o questo è una belva. Non ho il tempo di capirlo (ma mi fido molto più del secondo pensiero!), mi giro tendo la mano verso George e lo tiro su. Saltiamo giù e via così anche sulla seconda barriera.
UN TUFFO DOVE L’ACQUA (NON) È PIÙ BLU.
Nel tratto di corsa sul ghiaione della via di fuga del circuito, superiamo ancora un bel po’ di concorrenti e arriviamo sul bordo della tanto attesa Panic Pool. Piscinona di 40 metri e acqua limpidissima… il giorno prima. Ora è una pozzangherona marroncina, ma in attesa di convocazione per le Olimpiadi di tuffo sincrono, io e George ci guardiamo e via di testa. Riemergiamo e dalle tribune si alza l’ovazione. Palette con voti tutti sopra l’otto e qualificazione olimpica raggiunta.
Il problema è respirare. I gradi centigradi dell’acqua sono decisamente pochi e i polmoni ci mettono giusto un attimo a riprendersi. Un po’ a rana un po’ a stile molto libero raggiungiamo il bordo dall’altra parte e ancora via di corsa tra sorrisi e baci lanciati alle spettatrici.
ELETTRIZZANTE!
Il nono ostacolo è un altro di quelli da affrontare con l’aiutino. Quello prima di te ti tira su e tu tiri su quello dietro. Lo spirito che piace a me nello sport. Paglia, container, rete un po’ in discesa un po’ in salita, container, paglia, un’occhiata d’intesa a George e ancora le gambe che spingono verso il Tension Killer. Ostacolo più coreografico che altro. Dovevano esserci le scossette elettriche, ma credo che nessuno le abbia sentite.
LAST BUT NOT LEAST.
L’ostacolo successivo, invece, l’abbiamo sentito tutti. Un’altra camminata rannicchiati o inginocchiati sui “sassolini” di un’altra via di fuga e poi in sequenza gli ultimi quattro ostacoli. Il primo, una piscina con acqua alta 1 metro dove affrontare 4 tralicci di metallo andando completamente sott’acqua. All’uscita ci siamo subito buttati nei fossati di fango intervallati dalle solite balle di fieno. 2oo metri dopo, sali scendi sulla “The Pyramids of Pain” creata dai famosissimi contadini egiziani, anche questa fatta di balle di paglia e poi di corsa verso l’ultimo ostacolo, un rettilineo disseminato di pneumatici usati, container da salire, collegati a quelli da scendere tramite la già conosciuta rete e poi ancora pneumatici.
MARIO CIPOLLINI CI FA UN BAFFO.
Dopo aver affrontato tutto ancora una volta ma con meno code alle varie barriere, io e George, mano nella mano ci involiamo verso la finish line, quando sentiamo urla di giubilo e incitamenti. A 100 metri dal traguardo tra il pubblico, spuntano le facce sorridenti di Tito1, Andrea e Dario per incitarci. Volatona finale braccia al cielo, abbraccio degno di una corsa fatta in sincrono e medaglia al collo.
CHI FERMERÀ LA MUSICA.
Un cambio d’abito veloce al caldo del box e ci buttiamo subito sul cibo. Un ottimo spezzatino con verdure cotte. Poi via in hotel doccia calda e subito torniamo nel box. Un po’ ad aspettare gli altri del gruppo e un po’ a chiacchierare sulla gara appena conclusa. Vediamo arrivare gli ultimi concorrenti, torniamo in albergo per un attimo di riposo, e ci prepariamo per la cena. L’inserimento nella squadra A fa si che la cena prima della festa sia nel privé del locale dove poi si scateneranno le danze fino a notte fonda. Insieme alle ragazze che rappresentano la Fisherman’s Friend Italia, facciamo un brindisi a qualsiasi cosa, ascoltando le ultime canzoni suonate da un gruppo rock e guardando divertiti il Fred Astaire tedesco. Uno dei migliori ballerini che io abbia avuto l’onore di osservare. Finita la musica live saliamo ai piani alti e rendiamo grazia allo splendido buffet preparato per l’occasione. C’è anche un simpatico cameriere che continua a portare birra ai nostri tavoli… Manlio, non potendo più contare il gruppo, oramai diviso nei vari ristoranti, si mette a contare i boccali di birra!
Il dj spara la musica a un volume esagerato. Io e George, sempre in coppia, scendiamo in pista e il delirio delle danze ha inizio. Già scatenati nel ballo, troviamo una buona parte dei GRC e ci uniamo. La serata scorre veloce e divertente e ogni tanto anche affumicata grazie al finto fumo sparato dai bocchettoni vicino ai nostri piedi. Ma siamo strong. Non ci ha fermato l’ostacolo Barbecue, figuriamoci se ci ferma del fumo chimico.
Le ore passano tra birre, canzoni urlate a squarcia gola e risate. Rimaniamo in quattro, quando l’incontro con una simpatica donzella di origini Spagnolo/Cubane/Tedesche, che cerca di rimorchiare qualsiasi finisher targato Italia, mette fine alla serata.
Prima della fuga verso le nostre camere, cerco di recuperare Tito2, che avevo visto qualche attimo prima a bordo pista. Nulla da fare, sparito tra la folla danzante in un mio attimo di distrazione. Un ultimo saluto e ognuno sviene sul proprio letto.
GITA VERA.
Domenica mattina. Valigie pronte. Si scende per la colazione. Alcune facce sono un po’ provate dalla serata. Su tutti Tito2 (il disperso) che ci racconta il suo fine nottata tragicomico, iniziato con il tentativo di entrare in un hotel che, non solo non era il suo ma era un casinò e concluso a fare il taxista in non si sa bene che circostanze! Ma tutti siamo puntuali e tutti risaliamo sul pullman, prontissimi per il viaggio di ritorno. Neanche a dirlo, Manlio ci conta. Ci siamo. Si riparte. Direzione Italia.
La prima parte del viaggio la facciamo sotto il diluvio universale e iniziano i primi ricordi e i primi racconti. Le battute sulle scenette fatte sul rettilineo di partenza, la conta dei boccali di birra, non solo quelli bevuti, ma anche quelli finiti nelle varie borse, la quantità di golose Fisherman’s finite nelle tasche e di quelle finite nelle gole.
Insomma alla fine non conta solo Manlio, contiamo un po’ tutti. Ma a questo punto, come in tutte le gite che si rispettino, parte il momento film. Un intramontabile Lino Banfi ci fa compagnia con “La ripetente fa l’occhiolino al preside” e le risate non possono che aumentare. L’atmosfera diventa un po’ più impegnata con John Travolta e il suo “From Paris with love” e con un sempre duro “Platoon”.
Dopo aver banchettato a base di wurstel e birra durante tutto il soggiorno, a pranzo decidiamo di ritornare a mangiare sano ed equilibrato, quindi ci fermiamo in un autogrill dotato di Burger King! Ancora una volta ci facciamo attrarre dalle sirene svizzere per il caffè. Addolcito però dai “biscotti di Novara” portati da Twix. Il nostro biscottaro di fiducia, dopo averci deliziato con delle ripetute in infradito per scaricare i muscoli, decide di regalarci una delle chicche della tre giorni teutonica, vincendo a mani basse il titolo di campione del Mondo di gioco del silenzio….
CUORE DI RUNNER.
Verso la fine del viaggio Manlio non sapeva più cosa contare. Così è partita la raccolta fondi. Un bella iniziativa a favore di alcune Onlus amiche del GRC. Come sempre in questi casi, il valore aggiunto dei podisti si vede. Raccolta riuscita e applausi per tutti i partecipanti. Il viaggio l’abbiamo concluso con abbracci, saluti finali e la promessa di trovarci tutti, nuovamente insieme, alla tappa italiana della Fisherman’s Friends Strongmanrun in quel di Rovereto il 29 settembre.
Prima volta in Italia e quindi appuntamento immancabile per tutti.





