(articolo apparso su podisti.net)
15 aprile 2007: Maratona di Parigi
I podisti trop runner come il sottoscritto preferiscono correre le maratone più affollate e più accoglienti (personalmente mi viene in mente Berlino, Stoccolma o giusto per restare in Italia alcuni tratti di Padova) perché nei momenti più difficili della loro gara amano essere circondati da altri compagni d’avventura e soprattutto dall’incoraggiamento degli spettatori, insomma amano le gare “più calorose”: ebbene come calore la Parigi del 15 aprile con i suoi 28 gradi centigradi ha un po’ esagerato.
Maratona spettacolosa e secondo me assai ben organizzata: expo non proprio in centro ma molto ordinato e ricco di coloratissimi stand, logistica pre e dopogara molto ben concepita perché racchiusa davvero in pochissimi metri senza eccessivi spostamenti (Milano avrà preso nota?), percorso bello bellissimo e da subito abbastanza scorrevole nonostante i quasi 30000 runners effettivamente al via, ristori piuttosto ricchi (finalmente all’estero anche con cibi solidi) anche se ovviamente caotici vista la tradizionale difficoltà di alcuni podisti zizzaganti a capire che l’acqua dell’ultimo tavolo è genuina come quella del primo.
Tutt’altro che trionfale invece il mio arrivo sotto l’Arc de Triomphe: detto che il pain au chocolat francese è sempre da leggenda, ribadito che lo sviluppo del percorso permette una eccellente vista dei principali monumenti di una stupenda città, detto che come sempre la maratona è stata una ottima scusa per un divertentissimo weekend, bé detto questo non posso che sentirmi un po' deluso dalla mia prestazione.
La sensazione infatti è quella di aver buttato via 3-4 mesi di insolitamente costante allenamento. Dopo la maratona di Dublino dello scorso ottobre, la mia pseudo-programmazione da trop runner era tutta finalizzata ad una maratona parigina sicuramente sotto le 4 ore di Dublino e il più possibile vicino all'obiettivo per me record delle 3 ore e 45: fino a metà febbraio tutto sembrava procedere per il meglio (le gambe giravano infatti a dovere nonostante carichi chilometrici piuttosto pesanti) , poi invece la trafila di influenze primaverili e gli inevitabili stop and go (per dirla alla Briatore) hanno probabilmente vanificato il tutto. E così il mio tagliare l’infuocato traguardo in 4 ore e venti è stato accompagnato da quel senso di "poteva essere e invece", da quel senso di "ma senza la triplice influenza come sarebbe andata?" che non avrà mai una risposta concreta: comunque tempo o non tempo finale, l'emozionante vialone finale con sullo sfondo l'Arco di Trionfo mi resterà ben impresso nella memoria e consiglio a tutti i trop runner di prenotarsi per il 2008 non appena si riapriranno le iscrizioni.
Tornando alla affolatissima gara di domenica (con tanto di 1000 iscritti italici), ringrazio il buon Beppe che mi ha trainato (in alcuni frangenti autorallentandosi) fino al 33 kilometro dove la spia della riserva (già accesa dal 27 chilometro) si è accesa come la Ville Lumiere: a quel punto il potenziale per un eccellente real time sotto le 4 ore c'era tutto (il passaggio alla mezza era prudente, ma perfetto visto anche la difficoltà a prendere il ritmo nelle trafficatissime fasi iniziali), ma veramente quello che non c'era più era l'energia per tenere fino alla fine, il tutto aggravato da una temperatura dell’aria e dell’asfalto (come dice sempre Ivan Capelli) che certo non agevolava i miracoli. Concludo con un saluto a tutti i compagni di viaggio (lo striscione Verde Pisello appeso sul lungo Senna al ventottesimo chilometro è stato davvero da pelle d’oca nonostante il caldo!), con un bravo a tutti i compagni di maratona che l'infuocata medaglia se la sono messa al collo (oltre al buon Beppe, il claudicante-eroico Gianfranco e l'ultra Davide ormai proiettato verso il prossimo Passatore). Non saluto invece le Ferrovie francesi che dulcis in fundo mi hanno regalato causa improponibili problemi tecnici un viaggio di ritorno odissea con un arrivo dell’ultrarapido TGV a Milano con 4 ore di ritardo e soprattutto non saluto la gentilissima signora che nell’accogliente atmosfera delle 3 di notte della Stazione Centrale mi ha letteralmente rubato il taxi sotto il mio naso ma soprattutto sotto il pancione di 5 mesi della mia Simona: sedendosi sul taxi le sarà venuto in quel posto il crampo da me invocato?
Paolo Verde Pisello pettorale 35163
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Paolo Fossati
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